TOSCANAPA HEMP SCHOOL: scuola di formazione ed avviamento all’impresa nel settore della canapicoltura.

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Vi illustriamo un progetto a cui collaborerà anche Versilcanapa.
Toscanapa Project, nella sua ritrovata veste di luogo virtuale di aggregazione e informazione d’iniziative inerenti la canapa e volto mettere in relazione sinergica e strategica le varie realtà del settore, promuove la HEMP SCHOOL, ovvero un corso di formazione ed avviamento all’impresa dedicato alla canapicoltura.

Il percorso di formazione promosso intende essere il primo passo di un piano formativo organico ed attuale, che tende a strutturare, solidificare e rinforzare le conoscenze nel campo della canapa, con particolare attenzione all’aspetto business. Il processo formativo studiato si basa su contenuti e metodi di insegnamento propri dell’età evolutiva presente con una decisa e pratica visione al futuro.

TOSCANAPA HEMP SCHOOL nasce come conseguenza del buon percorso di collaborazione instaurato in Toscana dalle molte realtà operanti sulla canapa e dagli ottimi risultati ottenuti dalla filiera scientifica promossa dal Consorzio M126 e dall’Associazione La Staffetta in collaborazione con l’Università di Pisa.
Negli ultimi anni infatti si è creata una forte sinergia tra le realtà toscane: dalla Versilia alla Maremma, dalla Val di Cecina alla Val d’Elsa, i molti gruppi sono riusciti a creare rete e ad unirsi in progetti condivisi. Giorno dopo giorno questi gruppi hanno dimostrato di essere tra i più attivi del panorama regionale, sono riusciti a promuovere una filiera della canapa che mancava, e hanno maturato una comprovata esperienza in molti degli aspetti della canapicoltura.

La “Scuola della Canapa” si svolgerà a partire dal prossimo mese di ottobre, il programma prevede un totale di 20 ore di insegnamento teorico, oltre ad una giornata pratica ed al test finale di autocandidatura. La location sarà indubbiamente in Toscana.

Le lezioni, come si potrà leggere nei prossimi giorni nel programma ufficiale, sempre su questo sito, spazieranno da nozioni tecniche sulla creazione delle nuove imprese start-up, a nozioni teoriche sulla chemiurgia e sulla storia della canapa, agli aspetti legislativi, alle tecniche agronomiche, alle tecniche di trasformazione, agli aspetti terapeutici ed ai corsi di cucina.

“La risorsa canapa richiede un approccio serio, pratico e scientifico fondato su ricerca, sviluppo ed innovazione. Vogliamo evitare gli approcci amatoriali o superficiali che troppo spesso si sono presentati nel settore della canapicoltura, con la conseguenza di produrre scarsi risultati se non sfiducia nella canapa stessa” – sottolineano gli organizzatori.

Lo scopo della HEMP SCHOOL pertanto non è quello di limitarsi alla formazione nozionistica, bensì è finalizzata anche a stimolare la creatività e l’entusiasmo nella cooperazione, condizioni ritenute oggi essenziali per un sano avviamento di attività di impresa.

In tale ottica, nella giornata finale del corso, i partecipanti potranno presentare la propria autocandidatura e presentare le proprie idee di business alle quali gli organizzatori ed i partner dell’evento forniranno la propria consulenza e, dove ritenuto percorribile, la possibilità di fare business insieme.

La HEMP SCHOOL verrà presentata ufficialmente il prossimo mercoledì 20 luglio alle ore 16,00 presso la Sala del Maggior Consiglio del Comune di Volterra in occasione del dibattito a tema “La filiera scientifica della canapicoltura. Prime riflessioni sul progetto”.

Tra qualche giorno su questo sito sarà disponibile il programma completo del formativo.

Gli interessati possono da subito contattare:
info@versilcanapa.it
hempschool@toscanapa.com
info@m126volterra.com
arcilastaffetta@gmail.com

“Europa Artigiana”. Artigianato e canapa. Giovedì 5 Novembre, Stazione Leopolda, Pisa.

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Rendiamo nota l’iniziativa “rete d’impresa e sociale” nata dalla collaborazione tra Consorzio M126 di Volterra, il circolo Arci La Staffetta, il Biorto e l’Associazione Versilcanapa. Il progetto prende il nome di “Sviluppo Sostenibile dei Territori Toscani”, sarà presentato il prossimo 5 novembre alla Stazione Leopolda di Pisa, ed è volto alla partecipazione al piano integrato di filiera sulla canapa 2016.

La prima edizione de “L’Europa Artigiana”, all’interno della Stazione Leopolda di Pisa il prossimo 5 Novembre, si pone l’obiettivo di sperimentare un proto-laboratorio, principalmente di giovani artigiani, che possa rappresentare uno schema pilota da sviluppare nelle edizioni successive.

La novità, rispetto ai pur nobili mercati artigiani sparsi per il territorio, è rappresentata dalla dimensione europea dell’evento, frutto del connubio tra il gruppo informale “Europando”, organizzatore dell’evento, e l’Antenna Eurodesk “La Staffetta”, patrocinato dall’ ente per il diritto allo studio – DSU Toscana.

Artigianato (sia esso culinario o artistico o funzionale) è sinonimo di “saper fare”, e sul saper fare si fonda la concezione di “educazione non formale”, che l’Unione Europea finanzia, nel settennato 2014-2020, con ben 15 miliardi di euro, all’interno del Programma “Erasmus+”.

Dagli scambi giovanili, al lavoro alla pari, passando per quello stagionale, il Servizio Volontario Europeo, i tirocini, le borse di studio e tante altre opportunità di mobilità formativa, all’interno dell’Unione Europea, per i giovani del nostro territorio. Tutto a spese coperte dall’Unione Europea.

Il Circolo Verde Arci “La Staffetta” – Birrificio Sociale, ha aderito, da quest’anno, alla Rete Nazionale Eurodesk, con lo scopo di allargare la propria rete locale ad una dimensione internazionale, con lo scopo di conoscere e sperimentare scambi di buone pratiche, co-working e partenariati strategici, a cominciare dalla promozione dell’ Erasmus+, ma aprendosi anche ad altri Programmi e Fondi Europei.

All’interno del salone storico Stazione Leopolda vivranno, sin dal pomeriggio, piccoli laboratori artigianali culinari e artistici, con dimostrazioni, piccoli workshop, degustazioni completamente gratuite, con la particolarità di una degustazione guidata di birra sociale artigianale “La Staffetta” e prodotti alimentari a base di canapa realizzati dal Consorzio M126 Volterra.

Proprio la degustazione coi prodotti della canapa, aprirà una tavola rotonda sulle varie forme per creare rete e impresa sociale, nella quale verrà lanciato ufficialmente il progetto “Sviluppo Sostenibile dei Territori Toscani” volto alla partecipazione al piano integrato di filiera sulla canapa 2016, a cura del Consorzio M126 di Volterra in collaborazione con i Circoli Arci La Staffetta ed Il Biorto e l’Associazione Versilcanapa.

Il progetto prevede di porre in essere una serie di incontri itineranti nelle varie realtà toscane interessate al PIF 2016 con lo scopo di costituire una rete di aziende agricole ed imprese interessate alla realizzazione di un innovativo polo industriale vegetale per la trasformazione e la lavorazione della canapa. L’obiettivo è di creare una filiera toscana agro-industriale totalmente autonoma e volta alla produzione di canapa e prodotti da essa derivati 100% italiani.

Poi un’apericena di cucina povera tradizionale, rivisitata con cura in chiave moderna, farà da apripista alla serata di musica live, con un piccolo tributo a Simon & Garfunkel a cura della “sezione musica” de La Staffetta, e un omaggio al blues da parte di Nick Becattini and his friends.

Luogo: Stazione Leopolda Pisa: www.leopolda.it
Orari: inizio ore 17,00
Tavola rotonda: ore 18,30
Articolo di Toscanapa: LINK

LA CHEMIURGIA: materie prime di origine vegetale come fonte di approvvigionamento per l’industria.

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Da Toscanapa: LINK

Chemiurgia (Chemurgy in inglese) è un termine nato in America negli anni trenta per definire quella branca dell’industria e della chimica applicata che si occupa della preparazione dei prodotti industriali ottenuti esclusivamente da materie prime vegetali agricole e naturali; un’industria quindi che fa uso solamente di risorse rinnovabili, che ottiene prodotti 100% organici e che non reca danno all’ambiente.

Negli anni trenta, di fronte all’avanzare della rivoluzione industriale, il movimento della Chemurgia si proponeva di trasformare ed integrare la produzione agricola con quella industriale. La chemiurgia puntava dunque ad usare prodotti vegetali, ed in particolare canapa, soia, bambù, patate ed arachidi, che erano in grado di fornire all’industria grandissima parte delle materie prime di cui necessitava; prodotti che oggi si ricavano in gran parte dalla lavorazione del petrolio.

Lo scoppio della II guerra mondiale, unito all’avvento dell’industria petrolchimica e all’affermazione sul mercato di altri materiali, segnò la fine delle ricerche e dello sviluppo chemiurgico. Le materie prime industriali vegetali caddero nel dimenticatoio, e l’agricoltura assunse un ruolo circoscritto solo al campo alimentare.

Così, mentre le conoscenze nel campo petrolchimico e dei nuovi materiali si sono ampliate e approfondite, quelle riguardanti i prodotti vegetali sono ancora molto lacunose. Eppure le ricerche su questi argomenti oltre ad essere stimolanti per il fascino che sempre esercita la possibilità di scoprire i meccanismi di formazione dei prodotti della natura e le leggi che li governano, suscitano interesse sia per l’enorme disponibilità di tali materiali, sia per le applicazioni pratiche che da una loro profonda conoscenza possono derivare.

Nel passato, proprio in un periodo di crisi (USA 1929), ci fu, negli Stati Uniti, un breve, ma intenso interesse per la trasformazione dei prodotti naturali in prodotti industriali. Agli inizi degli anni Venti, infatti, William J. Hale, un chimico della Dow Chemical Co., lanciò un vasto movimento sociale, denominato Farm Chemurgic Movement, che aveva come obiettivo l’utilizzazione, nell’industria chimica, di materie prime derivanti dall’agricoltura.

Il termine chemurgia fu coniato dallo stesso Hale, dal greco chemeia (chimica) ed ergon (lavoro), per indicare l’ottenimento di sostanze chimiche industriali dai prodotti agricoli. Il movimento attrasse l’attenzione e l’interesse di molti uomini importanti, a livello politico come Henry Wallace (ministro dell’agricoltura nella prima amministrazione Roosevelt, 1933), a livello industriale come Henry Ford e, a livello intellettuale come George Washington Carver (1865-1943), che si impegnarono a fondo in questa operazione. Molte idee nuove furono realizzate e molti studi furono condotti, nei settori più vari.

Negli anni Trenta del Novecento, presso il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, furono istituiti quattro laboratori “chemurgici” regionali che divennero i maggiori centri di ricerca e di applicazione dei prodotti e sottoprodotti agricoli, soprattutto di quelli più ampiamente disponibili o dei quali si registravano regolarmente o stagionalmente delle eccedenze.

Henry Ford, oltre a finanziare i primi Convegni del National Farm Chemurgic Council, istituì insieme all’amico Edison, a Dearbon, vicino a Detroit, un centro di ricerca sui prodotti agricoli, chiamato “Edison Institute of Technology”: uno dei primi e più importanti programmi di studio fu quello riguardante la soia.

Fra le realizzazioni della chemurgia va ricordata la produzione del furfurolo dalla pula di avena nello stabilimento di Omaha (Nebraska) della Quaker Oats; quando lo stabilimento fu chiuso, in seguito alla crisi del 1932, la riapertura fu determinata proprio dalla domanda di furfurolo e non da quella di farina di avena.

Altro esempio di applicazione industriale, dovuta alle ricerche effettuate in campo chemurgico, fu quello dell’uso del legno del pino meridionale per l’ottenimento di alfa cellulosa, sulla base degli studi condotti da Charles H. Herty. L’impiego di questa pianta portò alla nascita e allo sviluppo, nella parte meridionale degli Stati Uniti, dell’industria della cellulosa e della carta che precedentemente era accentrata nel nord e nord est del paese, alimentata con piante a crescita più lenta.

Questo fervore di idee e di iniziative fu interrotto dallo scoppio della II Guerra Mondiale. In seguito, l’ampia disponibilità di petrolio a prezzo molto basso fece apparire economicamente poco conveniente l’utilizzazione di prodotti agricoli per l’ottenimento di sostanze chimiche industriali. Negli anni Settanta del Novecento la crisi dell’energia e delle risorse e il degrado ambientale sembrarono riportare l’interesse verso la ricerca di nuove materie prime meno costose, più disponibili e suscettibili di trasformazione in merci meno inquinanti. Si cominciò a guardare con una certa attenzione alle fonti naturali, rinnovabili, alla cosiddetta biomassa. Da allora, però, pochi settori, come ad esempio quello della produzione dell’alcool per fermentazione e della sua utilizzazione come carburante, sono stati oggetto di studio e di sperimentazione industriale.

Il lavoro che resta da fare è perciò ancora molto e l’impegno nel campo della ricerca e dello sviluppo, che dovrebbe essere interdisciplinare, potrebbe portare a risultati di enorme interesse in vasti settori economici. Si indicano qui di seguito alcune linee di ricerca rivolte all’approfondimento delle conoscenze di base dei materiali vegetali, in vista di una loro migliore utilizzazione industriale.

Amido

L’amido è uno dei più abbondanti materiali vegetali: per fotosintesi se ne producono circa 50 miliardi di tonnellate l’anno, ma la produzione di amido industriale, nel mondo, si aggira, soltanto, intorno ai 20 milioni di tonnellate l’anno. È ricavato per il 75% dal mais e per il resto da grano, riso, patate, tapioca ecc.

A seconda della specie o della famiglia da cui proviene, esso presenta caratteristiche diverse tanto che si deve parlare dell’esistenza di “amidi” (al plurale), piuttosto che di amido. Una rassegna delle caratteristiche degli amidi presenti nei vari vegetali, con particolare attenzione alle piante che sono state finora poco utilizzate come fonti industriali di amido, potrebbe rappresentare un interessante argomento di ricerca. Sulla base dei risultati si potrebbe giungere ad una vera classificazione degli amidi e ad una eventuale loro più specifica utilizzazione.

Un secondo argomento di ricerca potrebbe essere lo studio dei complessi molecolari amido-lipidi e amido-proteine, presenti nelle diverse piante. La conoscenza della natura di questi complessi potrebbe fornire forse anche la spiegazione di certi fenomeni, come ad esempio, il rinvenimento del pane raffermo o il diverso comportamento alla macinazione del grano, del granoturco e del riso.
Sarebbe inoltre interessante approfondire la conoscenza del rapporto amilosio/amilopectina, i due costituenti dell’amido, il cui contenuto di solito è del 15-30% per l’amilosio e del 70-85% per l’amilopectina, ma che può variare nelle diverse piante con conseguente modificazione delle caratteristiche dell’amido.

Derivati importanti dell’amido sono, come è noto, le destrine e le ciclodestrine che, a secondo della loro provenienza o del loro processo di preparazione, manifestano proprietà particolari che le rendono adatte a varie applicazioni (come adesivi, emulsionanti, leganti, assorbenti ecc.) in settori merceologici diversi (alimentare, tessile, cartario, metallurgico ecc.).

Una ricerca approfondita sulla struttura di queste sostanze, di cui si sa ancora molto poco, potrebbe fornire suggerimenti per un impiego più vasto.

Zuccheri

Fra gli zuccheri, sostanze ampiamente diffuse in natura, il più commercialmente usato, come è noto, è il saccarosio che viene estratto principalmente dalla canna e dalla barbabietola e il cui impiego prevalente è quello alimentare.

Il valore potenziale del saccarosio come materia prima per l’industria chimica è stato spesso oggetto di ricerca, ma le applicazioni pratiche sono ancora molto limitate. La sua struttura chimica di alcol poliidrato favorisce reazioni selettive a seconda del gruppo idrossilico, primario o secondario, e a seconda della posizione di questo nella molecola. Generalmente i gruppi idrossilici primari sono i più reattivi. La differente reattività dipende anche da altri fattori come il tipo di solvente che si usa, il tipo di reazione, la temperatura ecc.

Tutto questo consente molteplici sostituzioni e una potenzialità di derivati quasi infinita. Del saccarosio sono noti alcuni esteri, eteri, acetali e uretani anche se le conoscenze di tali derivati sono ancora scarse. I gruppi idrossilici primari possono essere ossidati ad aldeidi o ad acidi carbossilici e i gruppi idrossilici secondari a chetoni. I gruppi idrossilici possono essere sostituiti anche da idrogeno, da alogeni, da tiocianati, da tioacetati o da altri gruppi monovalenti.

Nonostante queste ampie possibilità di produzione, i derivati del saccarosio che hanno finora avuto un sia pur limitato interesse, anche dal punto di vista commerciale, sono stati gli esteri che hanno trovato utilizzazione come sostanze tensioattive ed emulsionanti nell’industria dei detergenti, dei cosmetici e in quella alimentare.

Anche derivati di altri zuccheri come il sorbitolo e il lattitolo (alcoli ottenuti per idrogenazione catalitica, rispettivamente, del glucosio e del lattosio), esterificati con acidi grassi, hanno mostrato buone proprietà detergenti disperdenti e umettanti.

Il campo di indagine nel settore degli zuccheri è ancora molto vasto e può riservare interessanti successi. Non sono stati qui presi in considerazione, ad esempio, tutti i processi basati sulla fermentazione la cui tecnologia, per certi prodotti, è già nota perché ampiamente usata prima dell’avvento della petrolchimica, ma che andrebbe, tuttavia, approfondita e sviluppata.

Grassi

Un’altra possibile fonte di materie prime per l’industria chimica sono i grassi. Essi sono già usati nell’industria dei saponi e dei cosmetici e trovano buona applicazione nell’industria dei detergenti, per la produzione di acidi grassi, “alcoli detergenti”, metilesteri e loro derivati, sostanze intermedie per l’ottenimento di tensioattivi.

La potenzialità d’uso dei grassi è però molto grande. Già nel periodo chemurgico e durante la Il guerra mondiale sono stati impiegati per la produzione di idrocarburi e di oli combustibili.

I grassi, come del resto quasi tutte le sostanze naturali, si differenziano a seconda della loro provenienza ed esplicano particolati proprietà. Così l’olio di lino presenta proprietà siccative, quello di ricino proprietà lubrificanti per i motori. La presenza in quantità elevata di acido erucico nell’olio di crambe lo rende adatto a fornire un lubrificante specifico per i convertitori ad ossigeno, usati per la trasformazione della ghisa in acciaio. L’olio di jojoba, per la sua composizione di estere di un acido grasso con un alcol grasso, è risultato un valido sostituto dell’olio di capodolio, tradizionalmente usato come lubrificante e ormai molto raro sul mercato.

Indagare sulle caratteristiche dei grassi, presenti nei semi o nei frutti delle piante più comuni, ma soprattutto di quelle meno diffuse o di recente coltivazione, può essere un altro importante impegno scientifico per i ricercatori.

Proteine

Le proteine, molecole complesse fondamentali alla vita, costituiscono una buona parte del contenuto cellulare delle piante e degli animali.

Molte delle tecnologie tradizionali dipendono dalle proprietà delle proteine. La bontà del pane è legata alla presenza, nelle farine, del glutine che serve a formare un reticolo elastico che trattiene l’umidità e il gas e rende il pane soffice e fragrante. Anche i sapori e gli odori dei cibi dipendono, spesso, dal comportamento delle proteine durante la cottura.

La struttura delle proteine è molto complessa; molti studi sono stati condotti e i risultati più importanti si sono avuti a partire dagli anni Quaranta, ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia, le combinazioni con le quali i 20 aminoacidi, presenti nelle proteine, possono legarsi fra loro sono così numerose e tali da rendere ogni molecola proteica unica; varrebbe la pena, perciò, di approfondirne la conoscenza.

Nel periodo chemurgico la parte solubile in alcool del glutine di mais, la zeina, trovò applicazione industriale per la produzione di vernici e di fibre tessili. Altri tentativi, in seguito, per l’ottenimento di fibre tessili, sono stati fatti con le proteine della soia e delle arachidi. Il prodotto è risultato poco soddisfacente e la tecnologia è stata utilizzata poi per l’ottenimento di carne di soia.

Recenti ricerche suggeriscono l’impiego di proteine per la preparazione di sostanze tensioattive e di materie plastiche.

Lignocellulosa

Il materiale lignocellulosico è uno dei derivati della biomassa impiegato quasi esclusivamente nell’industria, soprattutto nell’industria delle costruzioni e dell’arredamento e in quella della cellulosa e carta.

Questo materiale, tratto per la maggior parte da alberi di alto fusto, può essere ottenuto anche da residui di altre piante minori che spesso vengono trascurati. È un materiale complesso in cui sono presenti oltre a cellulosa, lignina, emicellulosa, altre sostanze come acidi grassi, resinici, tannini, gomme ecc.

Nell’industria della carta, durante la preparazione delle paste al solfito e al solfato, si ha come sottoprodotto il lignosulfonato, una miscela di lignina sulfonata, di zuccheri, di acidi degli zuccheri, di resine e di sostanze chimiche inorganiche.

Il lignosulfonato è un’importante materia prima usata per la produzione di vanillina ed è suscettibile di altri impieghi in vari settori industriali: come tensioattivo nell’industria dei detergenti, come legante per pellets, come additivo nei cementi ecc.

Durante la lavorazione della pasta al solfito e al solfato, quando si usa legno di pino; dalla soluzione che si ottiene dopo la cottura del legno, il cosiddetto liscivio nero, si può ricavare anche il tallolio, costituito per il 48% da acidi grassi e per il 42% da acidi resinici che possono essere separati per distillazione e destinati a vari usi. Sempre nella preparazione delle paste da carta, durante la cottura del legno si ha la formazione di acido acetico e alcol metilico che spesso vengono scaricati con gli effluenti liquidi, creando problemi ambientai i che potrebbero essere evitati recuperando questi prodotti.

La carbonizzazione del legno porta sempre, infatti, alla liberazione di questi due componenti insieme a catrame e ad altre sostanze, tutte utilizzabili industrialmente.

Per idrogenazione o idrolisi della lignina si può ottenere una frazione di sostanze aromatiche e fenoli. Per idrolisi acida del legno si ha fra l’altro, una soluzione di pentosi, esosi, acido formico, acido acetico ecc. I pentosi possono essere convertiti in furfurolo. Va inoltre ricordato l’ampio campo di utilizzazione della cellulosa da cui si ottengono numerosi derivati, come gli acetati, gli xantati, la carbossimetilcellulosa ecc.

Il materiale lignocellulosico, per la varietà e la ricchezza dei suoi componenti è una risorsa naturale che offre enormi prospettive. Adeguatamente impiegato può fornire la maggior parte delle merci oggi ottenute dal petrolio.

Anche da una cosi rapida rassegna, si può vedere come le materie prime di origine agricola possono rappresentare per l’industria una fonte di approvvigionamento costante, rinnovabile, poco costosa, non esposta a grossi giochi di mercato.

Perché l’industria possa utilizzare al meglio queste risorse che, se anche rinnovabili, non devono essere sprecate, ha bisogno di conoscere profondamente la loro composizione, la loro struttura e la loro disponibilità, la loro potenzialità di impiego.

È necessario che i laboratori delle università, degli enti pubblici, delle industrie sviluppino programmi di ricerca sui prodotti e sottoprodotti agricoli. L’agricoltura, da parte sua deve incentivare l’uso dei suoi prodotti, con colture adeguate, scegliendo per l’utilizzazione industriale piante adatte allo scopo, con caratteristiche particolari, creando ibridi ecc.

Hale nel 1946 concludeva cosi un suo articolo intitolato: The Farm Chemurgic Movement. “Il Farm Chemurgic Movement si pone come obiettivo quello di avere una agricoltura fiorente alla pari e in concorrenza con altri processi industriali. Un percorso di ricerca e sviluppo che si basa a solide basi scientifiche, in grado di fornire occupazione ai cittadini ed un alto grado di sostenibilità ai prodotti ottenuti”.

Canapa da seme: tecniche di coltivazione e raccolta. A cura di Alessandro Zatta.

foto canapa

Pubblichiamo un interessante documento sulle tecniche colturali della canapa con finalità seme. L’articolo, a firma Alessandro Zatta, sottolinea con precisione i dettagli sulla semina e sul raccolto, con cenni sulla legislazione in materia e procedure di segnalazione alle forze dell’ordine. Ideale per tutti gli agricoltori interessati alla coltivazione.

Scelta del metodo colturale

La canapa si può coltivare sia in biologico che in convenzionale. Per il mercato dei prodotti della canapa da seme – alimentazione, cosmesi, salutistica – le coltivazioni certificate biologiche hanno decisamente più opportunità (anzi per alcune ditte di cosmesi e salutistica, il prodotto certificato bio è un prerequisito). Pertanto suggeriamo anche ai coltivatori in convenzionale di valutare seriamente la coltivazione della canapa come occasione di conversione al biologico.

Preparazione del terreno

Le esigenze colturali della canapa sono molto simili a quelle della bietola. La canapa è una pianta che predilige terreni freschi e profondi, non teme gelate tardive mentre soffre particolarmente i ristagni idrici, occorre quindi che le sistemazioni idrauliche siano eseguite correttamente per favorire lo sgrondo delle acque in eccesso.

Sono da prediligere terreni franchi o possibilmente non troppo argillosi e/o limosi poiché la plantula nello stadio cotiledonare è poco vigorosa e soffre la crosta superficiale. Il terreno su cui andrà seminata la canapa deve quindi trovarsi in buone condizioni e cioè ben lavorato, senza avvallamenti e/o eccessiva zollosità altrimenti si rischia un’emergenza disomogenea che favorisce la proliferazione delle erbe infestanti.

Si consiglia quindi:

  1. Un’aratura a circa 30cm di profondità, possibilmente in autunno. Sono sconsigliabili lavorazioni profonde in primavera poiché lascerebbero eccessive zollosità e il terreno con una scarsa dotazione di acqua.
  2. Concimazione di fondo (vedi sotto).
  3. Affinamento, tramite erpicatura prima della semina. Per il controllodi infestanti, soprattutto se si intende lavorare in biologico, è consigliabile un passaggio in presemina con erpice a maglie.
  4. Si consiglia anche una falsa semina per come lotta contro le infestanti.

Concimazione

La canapa dev’essere concimata anche se non richiede eccessive concimazioni; sono consigliabili almeno 60-80 Kg/ha di N, concimazioni eccessive invece potrebbero portare ad una elevata vigorosità con conseguente eccessiva produzione di foglie ed allettamento della coltura. La concimazione è consigliabile farla parte in presemina (50%) e parte in post emergenza (50%).

P –K per la canapa da seme si consigliano 60/85 kg sia per K2O che per P2O5. La distribuzioni di tali elementi dev’essere fatta durante le operazioni di preparazione del terreno.

Se si intendono usare concimazioni organiche, a cui la canapa risponde molto bene, si possono utilizzare letame, pollina o liquami o ancora meglio compost fino a un massimo di 30 ton/ha, possibilmente in due fasi. L’interramento di colture da sovescio (crucifere o leguminose) è un’ulteriore pratica utile e consigliabile non solo per l’effetto concimante, ma per la conservazione della sostanza organica nel terreno e per il suo effetto protettivo verso infestazioni dannose (funghi patogeni e nematodi).

La mancata concimazione è una delle cause principali di produzione di seme vuoto.

Semina

Per la produzione di seme è consigliabile utilizzare varietà monoiche con fioritura precoce come Fedora, Felina o Uso-31 il cui sviluppo vegetativo è ridotto, l’altezza non dovrebbe superare 1.5-1.8 metri d’altezza e quindi consentire l’utilizzo di normali trebbiatrici.

La semina può essere effettuata da inizio a fine aprile. Semine troppo precoci (metà-fine marzo) possono causare prefioriture con conseguente scalarità di maturazione seme che può portare a perdite elevate al momento della trebbiatura. Inoltre dopo prefioritura le piante possono tornare a vegetare. Ovviamente la semina può essere anticipata o anche posticipata in base all’andamento stagionale e alla quantità di acqua nel terreno.

Una semina tardiva però può presentare diverse problematiche:

  1. prima fra tutte la probabilità di irrigazioni di soccorso poiché le elevate temperature del periodo potrebbero causare il rapido essiccamento dei primi centimetri di suolo con conseguente disomogeneità d’emergenza;
  2. un’altra problematica potrebbe essere un eccesso di sviluppo delle infestanti in seguito ai ripetuti interventi irrigui, poiché lo sviluppo della canapa nei primi stadi vegetativi è lento: impiega circa 15/20 giorni dopo l’emergenza a coprire l’interfila e verrebbe quindi sopraffatta dalle infestanti.
  3. Una semina tardiva inoltre potrebbe non consentire un buon sviluppo dell’apparato radicale e la coltura si troverebbe in condizioni di stress idrico in due stadi fenologici fondamentali, ossia al momento dello sviluppo dell’apparato fogliare (fondamentale per intercettare luce e quindi produrre energia per riempire il seme) e al momento del riempimento del seme.

La semina della canapa può essere fatta con una normale seminatrice da grano ponendo il seme a una profondità di 2-3 cm. Se il terreno fosse troppo secco, dopo la semina è opportuna una leggera rollatura in modo da favorire la conservazione di acqua nel suolo. Si consiglia un’interfila di 13-20 cm per favorire la chiusura dell’ interfila il prima possibile e contrastare lo sviluppo delle infestanti.

Il quantitativo di seme consigliato è di 35-40 kg/ha, quantitativi inferiori potrebbero compromettere la rapida copertura del terreno e conseguente sviluppo di infestanti.

Controllo delle infestanti

Le capacità rinettanti della canapa, ossia di competizione con le infestanti, sono note praticamente da sempre. Il suo rapido sviluppo le consente di entrare quasi da subito in competizione sia di luce che di acqua con le infestanti che generalmente vengono sopraffatte. E’ di fondamentale importanza la preparazione di un buon letto di semina privo di infestanti che consenta una rapida ed omogenea germinazione.Come pratica agronomica si consiglia altresì una falsa semina.

Irrigazione

L’irrigazione della canapa normalmente non è necessaria. Ma annate particolarmente siccitose impediscono il riempimento del seme compromettendo la produzione. In questo caso potrebbero essere necessari interventi di emergenza in pre-fioritura per far sviluppare un buon apparato fogliare e in post fioritura, per favorire il riempimento del seme, altrimenti si rischia di raccogliere solo seme vuoto.

Raccolta del seme – Trebbiatura

La maturazione del seme di canapa è scalare e trovare l’epoca di raccolta ideale non è semplice. Generalmente la maturazione del seme si fa procedere fino a quando i semi cominciano a cadere a terra, ossia quando la percentuale di semi maturi dovrebbe essere intorno al 70%.Un ritardo eccessivo della raccolta potrebbe comportare un sensibile calo di resa dovuto sia alla cascola dei semi che alla presenza di uccelli che sono particolarmente ghiotti di tali semi. E’ altresì consigliabile procedere alla raccolta quando lo stelo è ancora verde poiché le piante secche potrebbero andare ad arrotolarsi intorno agli organi rotativi della trebbiatrice intasandoli e causando il così detto “effetto corda”.

Per la raccolta del seme si possono usare normali macchine trebbiatrici quali Laverda, CASE International, New Holland, CLASS, John Deer. Sarebbero da preferire le macchine che presentano il battitore assiale quali CASE e le nuove John Deer. Occorre in ogni caso ridurre la velocità di avanzamento, dell’aspo e dei battitori. Sono preferibili trebbiatrici con lo scuotipaglia e senza trinciapaglia che rischia d’intasarsi di fibra. E’ fondamentale che le lame siano ben affilate per evitare che la fibra presente negli steli vada fra la lama ed il battilama.

Ecco alcuni suggerimenti per impostare una trebbiatrice non assiale:

  • Velocità battitore 250 giri/min.
  • Velocità ventola 1070 giri/min.
  • Griglia 3,17 mm (1/8-inch)
  • Controbattitore 9,5 mm (3/8-inch)

Il seme dev’essere messo ad asciugare entro 4 ore dalla raccolta possibilmente in essiccatoi orizzontali e senza fuoco diretto sul seme. In alternativa il seme può essere steso su teli di juta possibilmente rialzati da terra per favorire l’ arieggiamento e contrastare l’insorgenza di muffe sul seme.

Taglio e raccolta delle paglie

Il taglio e la raccolta delle paglie potrebbero presentare alcune problematiche, prima fra tutte l’avvolgimento della fibra intorno agli organi rotanti e l’intasamento della barra falciante.

Il taglio può essere effettuato con convenzionali barre falcianti preferibilmente a doppia lama, e la raccolta può essere fatta con convenzionali imballatrici (sia tonde che quadre). Prima dell’imballatura è necessario girare gli steli tramite un normale ranghinatore per permettere un’essicazione delle bacchette più omogenea e soprattutto far cadere a terra le foglie rimanenti. In genere gli steli vengono lasciati a terra per almeno 2-4 settimane per favorire il processo di macerazione, ossia la degradazione delle pectine (collanti delle fibre), e quindi facilitare i processi industriali post raccolta come la stigliatura.

Se gli steli superano 1.5/2 metri di lunghezza si potrebbe creare il così detto “effetto ponte”nelle rotoimballatrici, ossia lo stelo eccessivamente lungo ed elastico non si spezza impedendo quindi la creazione del cuore all’interno della rotoballa che risulterà quindi con un buco centrale. In ogni caso, il taglio degli steli in porzioni da 1-1.5 metri con macchine specifiche (Figura 3) è consigliabile per favorire le operazioni di rivoltatura ed imballo.

Avversità

Le avversità su canapa possono essere sia di tipo abiotico che biotico. Quelle di tipo abiotico sono le gelate tardive nella fasi giovanili della pianta; vento forte che può portare all’allettamento della coltura e la grandine che può compromettere la qualità della fibra e causare anch’essa l’allettamento della coltura. Periodi prolungati di siccità in prossimità della fioritura e dell’allegagione possono portare ad un sensibile calo di resa nella produzione del seme.

Le avversità di tipo biotico sono diverse e possono causare danni ma raramente riescono a compromettere la produzione. In ogni caso l’Ostrinia nubilalis (Hbn.), comunemente chiamata piralide del mais, è forse l’insetto più temibile per la canapa essendo anche parassita del mais. La larva generalmente entra all’interno dello stelo e scava un tunnel lungo lo stelo causando la decapitazione della pianta con danni sia sulla qualità della fibra che sulla produzione di seme.

Un altro insetto che può causare danni sensibili con riduzione delle rese in seme sono le cimici (genere Lygus) che attaccano le infiorescenze causando l’aborto del seme.

Nel caso la canapa sia coltivata in terreni lungamente coltivati a bietola potrebbero insorgere problemi con la Sclerotinia sclerotiorum, ma anche in questo caso risulta antieconomico l’utilizzo di fitofarmaci. Una massiccia presenza di Orobanche ramosa (Forsh) potrebbe compromettere la resa in produzione di seme.

In annate particolarmente piovose nel periodo della trebbiatura possono emergere problemi legati alla proliferazione di funghi Botrytis e i Pennicilium sui semi.

Legislazione

La canapa, benché fosse una coltura storicamente presente nel territorio nazionale da oltre 8 secoli, è stata messa al bando in Italia nel 1977 (legge Cossiga) a causa della presenza della sostanza psicoattiva THC (tetra-idro-cannabinolo). Dal 1990 è di nuovo possibile coltivare canapa ma a determinate condizioni che vengono riportate qui di seguito.

Legislazione italiana

La coltivazione della canapaper fibre, ai sensi dell’art. 17 e 27 del DPR 9-10-1990, e della circolare n.1 dell’ 8 maggio 2002, prot.n.200, è consentita agli operatori interessati che dovranno dare comunicazione sull’impianto della coltura di canapa alla piu’ vicina stazione di polizia (Polizia di Stato, Corpo dei Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc,) indicando:

  • il nome del richiedente coltivatore responsabile;
  • l’indicazione del luogo di coltivazione;
  • delle particelle catastali;
  • la superficie del terreno sulla quale sarà effettuata la coltivazione;
  • la varietà coltivazione;
  • i prodotti che si intendono ottenere;
  • l’esatta ubicazione dei locali destinati alla custodia dei prodotti ottenuti.

La coltivazione della canapa è consentita solo se viene richiesto il contributo CE e l’agricoltore deve rispettare alcune regole riportate qui di seguito nel paragrafo “Legislazione Europea”.

La coltivazione della canapa per la produzione di seme e dei suoi derivati destinati all’alimentazione umana è consentita solo da poco tempo con la circolare n° 22/5/2009 del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali purché si adottino piani di autocontrollo per ridurre al minimo dell’eventuale presenza in tracce di THC.

Legislazione Europea

In base ai regolamenti CE No953/2006 e 507/2008 il pagamento dei diritti all’aiuto per le superfici investite a canapa è subordinato a:

  • Contratto con un primo trasformatore di paglie e canapulo riconosciuto
  • Utilizzo di varietà registrate con contenuto in THC<0.2% (vedi link sotto)

Elenco varietà registrate in Europa scaricato dal sito ufficiale dell’Unione Europea (specie A63):

http://ec.europa.eu/food/plant/propagation/catalogues/database/public/?event=RunSearch

Fonte: Toscanapa: LINK
Articolo originale di Alessandro Zatta: LINK