Artetica – Vivere secondo natura. Domani al Foro Boario a Lucca.

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Tra gli eventi da segnalare, domenica 25 settembre alle 11.30, un incontro dal provocatorio titolo “Canapa e cannabis, la pianta del futuro osteggiata dalla grandi lobbies”. Si parlerà del libro “Dottor Cannabis, storia di un medico antiproibizionista” con Matteo Provvidenza, Presidente di VersilCanapa e curatore del libro. A seguire lo showcoocking “La canapa in cucina… un prezioso alleato” con il grande chef Massimo Giorgi.

 

Per il programma completo è possibile consultare il sito ufficiale della rassegna www.artetica.info.
Per gli aggiornamenti e per vivere il festival come community, è attiva la Pagina Facebook: www.facebook.com/arteticalucca. Il festival è organizzato da Ecoeventi Lucca.

TOSCANAPA HEMP SCHOOL: scuola di formazione ed avviamento all’impresa nel settore della canapicoltura.

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Vi illustriamo un progetto a cui collaborerà anche Versilcanapa.
Toscanapa Project, nella sua ritrovata veste di luogo virtuale di aggregazione e informazione d’iniziative inerenti la canapa e volto mettere in relazione sinergica e strategica le varie realtà del settore, promuove la HEMP SCHOOL, ovvero un corso di formazione ed avviamento all’impresa dedicato alla canapicoltura.

Il percorso di formazione promosso intende essere il primo passo di un piano formativo organico ed attuale, che tende a strutturare, solidificare e rinforzare le conoscenze nel campo della canapa, con particolare attenzione all’aspetto business. Il processo formativo studiato si basa su contenuti e metodi di insegnamento propri dell’età evolutiva presente con una decisa e pratica visione al futuro.

TOSCANAPA HEMP SCHOOL nasce come conseguenza del buon percorso di collaborazione instaurato in Toscana dalle molte realtà operanti sulla canapa e dagli ottimi risultati ottenuti dalla filiera scientifica promossa dal Consorzio M126 e dall’Associazione La Staffetta in collaborazione con l’Università di Pisa.
Negli ultimi anni infatti si è creata una forte sinergia tra le realtà toscane: dalla Versilia alla Maremma, dalla Val di Cecina alla Val d’Elsa, i molti gruppi sono riusciti a creare rete e ad unirsi in progetti condivisi. Giorno dopo giorno questi gruppi hanno dimostrato di essere tra i più attivi del panorama regionale, sono riusciti a promuovere una filiera della canapa che mancava, e hanno maturato una comprovata esperienza in molti degli aspetti della canapicoltura.

La “Scuola della Canapa” si svolgerà a partire dal prossimo mese di ottobre, il programma prevede un totale di 20 ore di insegnamento teorico, oltre ad una giornata pratica ed al test finale di autocandidatura. La location sarà indubbiamente in Toscana.

Le lezioni, come si potrà leggere nei prossimi giorni nel programma ufficiale, sempre su questo sito, spazieranno da nozioni tecniche sulla creazione delle nuove imprese start-up, a nozioni teoriche sulla chemiurgia e sulla storia della canapa, agli aspetti legislativi, alle tecniche agronomiche, alle tecniche di trasformazione, agli aspetti terapeutici ed ai corsi di cucina.

“La risorsa canapa richiede un approccio serio, pratico e scientifico fondato su ricerca, sviluppo ed innovazione. Vogliamo evitare gli approcci amatoriali o superficiali che troppo spesso si sono presentati nel settore della canapicoltura, con la conseguenza di produrre scarsi risultati se non sfiducia nella canapa stessa” – sottolineano gli organizzatori.

Lo scopo della HEMP SCHOOL pertanto non è quello di limitarsi alla formazione nozionistica, bensì è finalizzata anche a stimolare la creatività e l’entusiasmo nella cooperazione, condizioni ritenute oggi essenziali per un sano avviamento di attività di impresa.

In tale ottica, nella giornata finale del corso, i partecipanti potranno presentare la propria autocandidatura e presentare le proprie idee di business alle quali gli organizzatori ed i partner dell’evento forniranno la propria consulenza e, dove ritenuto percorribile, la possibilità di fare business insieme.

La HEMP SCHOOL verrà presentata ufficialmente il prossimo mercoledì 20 luglio alle ore 16,00 presso la Sala del Maggior Consiglio del Comune di Volterra in occasione del dibattito a tema “La filiera scientifica della canapicoltura. Prime riflessioni sul progetto”.

Tra qualche giorno su questo sito sarà disponibile il programma completo del formativo.

Gli interessati possono da subito contattare:
info@versilcanapa.it
hempschool@toscanapa.com
info@m126volterra.com
arcilastaffetta@gmail.com

“Europa Artigiana”. Artigianato e canapa. Giovedì 5 Novembre, Stazione Leopolda, Pisa.

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Rendiamo nota l’iniziativa “rete d’impresa e sociale” nata dalla collaborazione tra Consorzio M126 di Volterra, il circolo Arci La Staffetta, il Biorto e l’Associazione Versilcanapa. Il progetto prende il nome di “Sviluppo Sostenibile dei Territori Toscani”, sarà presentato il prossimo 5 novembre alla Stazione Leopolda di Pisa, ed è volto alla partecipazione al piano integrato di filiera sulla canapa 2016.

La prima edizione de “L’Europa Artigiana”, all’interno della Stazione Leopolda di Pisa il prossimo 5 Novembre, si pone l’obiettivo di sperimentare un proto-laboratorio, principalmente di giovani artigiani, che possa rappresentare uno schema pilota da sviluppare nelle edizioni successive.

La novità, rispetto ai pur nobili mercati artigiani sparsi per il territorio, è rappresentata dalla dimensione europea dell’evento, frutto del connubio tra il gruppo informale “Europando”, organizzatore dell’evento, e l’Antenna Eurodesk “La Staffetta”, patrocinato dall’ ente per il diritto allo studio – DSU Toscana.

Artigianato (sia esso culinario o artistico o funzionale) è sinonimo di “saper fare”, e sul saper fare si fonda la concezione di “educazione non formale”, che l’Unione Europea finanzia, nel settennato 2014-2020, con ben 15 miliardi di euro, all’interno del Programma “Erasmus+”.

Dagli scambi giovanili, al lavoro alla pari, passando per quello stagionale, il Servizio Volontario Europeo, i tirocini, le borse di studio e tante altre opportunità di mobilità formativa, all’interno dell’Unione Europea, per i giovani del nostro territorio. Tutto a spese coperte dall’Unione Europea.

Il Circolo Verde Arci “La Staffetta” – Birrificio Sociale, ha aderito, da quest’anno, alla Rete Nazionale Eurodesk, con lo scopo di allargare la propria rete locale ad una dimensione internazionale, con lo scopo di conoscere e sperimentare scambi di buone pratiche, co-working e partenariati strategici, a cominciare dalla promozione dell’ Erasmus+, ma aprendosi anche ad altri Programmi e Fondi Europei.

All’interno del salone storico Stazione Leopolda vivranno, sin dal pomeriggio, piccoli laboratori artigianali culinari e artistici, con dimostrazioni, piccoli workshop, degustazioni completamente gratuite, con la particolarità di una degustazione guidata di birra sociale artigianale “La Staffetta” e prodotti alimentari a base di canapa realizzati dal Consorzio M126 Volterra.

Proprio la degustazione coi prodotti della canapa, aprirà una tavola rotonda sulle varie forme per creare rete e impresa sociale, nella quale verrà lanciato ufficialmente il progetto “Sviluppo Sostenibile dei Territori Toscani” volto alla partecipazione al piano integrato di filiera sulla canapa 2016, a cura del Consorzio M126 di Volterra in collaborazione con i Circoli Arci La Staffetta ed Il Biorto e l’Associazione Versilcanapa.

Il progetto prevede di porre in essere una serie di incontri itineranti nelle varie realtà toscane interessate al PIF 2016 con lo scopo di costituire una rete di aziende agricole ed imprese interessate alla realizzazione di un innovativo polo industriale vegetale per la trasformazione e la lavorazione della canapa. L’obiettivo è di creare una filiera toscana agro-industriale totalmente autonoma e volta alla produzione di canapa e prodotti da essa derivati 100% italiani.

Poi un’apericena di cucina povera tradizionale, rivisitata con cura in chiave moderna, farà da apripista alla serata di musica live, con un piccolo tributo a Simon & Garfunkel a cura della “sezione musica” de La Staffetta, e un omaggio al blues da parte di Nick Becattini and his friends.

Luogo: Stazione Leopolda Pisa: www.leopolda.it
Orari: inizio ore 17,00
Tavola rotonda: ore 18,30
Articolo di Toscanapa: LINK

M126 Volterra “Design the future”. La rivoluzione dalla sinergia.

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Successo per l’evento odierno “Design the future. Bioedilizia e Bioplastica” organizzato dai nostri partner del consorzio M126 Volterra.
L’organizzazione ha esordito con una sessione mattutina,  presso il Centro Studi Santa Maria Maddalena,con l’intervento di introduzione del nuovo progetto “Smart City Volterra” di Enrico Buselli e Giacomo Bulleri (M126 Volterra). L’idea portante per i settori produttivi del territorio volterrano è sviluppata sui seguenti progettichemiurgia (industria vegetale con materie vegetali, rinnovabili, naturali e organiche), prodotti alimentari del territorio, biologici e bio-dinamici, sistema e-commerce con ritorno economico a matrice, percorsi in codice e ricostruzioni grafiche 3d multimediali in città, promozione turistica di case ed appartamenti dei cittadini, condivisione di mezzi di trasporto elettrici nel territorio, installazione di chalet in legno autosufficienti nella natura e realizzazione di orti didattici biologici in centro città.
Ha seguito l’intervento di CalceCanapa sulla bioedilizia con l’utilizzo di mattoni con calce naturale e canapulo. Il settore delle costruzioni ecologiche sta avanzando nel mercato italiano, grazie alle importanti proprietà come l’alto tasso di assorbimento di CO2 e isolamenti termici e acustici.
Grande attesa per il successivo intervento dei ragazzi di Kanèsis, la startup catanese che è riuscita a unire nella stessa idea l’alta tecnologia delle stampanti 3D con la bioplastica ecosostenibile di canapa. Il gruppo, dopo aver partecipato in estate a EXPO 2015 a Milano, lancerà una campagna crowdfunding e sarà in tour per presentare all’Europa il rivoluzionario e innovativo progetto nelle prossime settimane.
La giornata è proseguita con un pranzo a base di canapa, presso un ristorante del centro storico di Volterra e la presentazione con degustazione di birra alla canapa, presso i locali di Smart City Volterra. Questo prodotto nasce dalla collaborazione tra M126 Volterra, la birreria “La Staffetta” di Vecchiano (Pisa) e il birrificio “Degli Archi” di Viareggio.

La sinergia e lo spirito di grande collaborazione tra le nostre realtà rappresenta il vero passo avanti per i futuri progetti su questo tema, con il lavoro che guarda con positività all’anno 2016 ormai imminente.

Rivoluzione canapa e stampanti 3D. Intervista a Giovanni Milazzo di Kanèsis.

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L’italia ha partorito un progetto rivoluzionario per una nuova economia ecologica. Bio-plastica di varie qualità, bio-compositi tecnologici per creare la fusoliera degli aerei di domani, bio-carburanti, carta ed energia: ecco le idee di Kanèsis, gioco di parole tra canapa e il termine greco kinesis che significa “movimento”.

La start Up ha come obiettivo la ricerca e lo sviluppo di prodotti industriali derivati da natura, che possano soddisfare la totalità dei bisogni dell’uomo.

La start Up è costituita da tante giovani menti creative catanesi e non, che fanno della condivisione la loro forza più grande.

Giovanni Milazzo di Kanèsis ha rilasciato alla nostra associazione la seguente intervista.

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Come ti sei avvicinato al tema della canapa industriale nella tua vita?

Studiando e appassionandomi di materiali ho scoperto che la canapa nella teoria era uno straordinario materiale caduto però in disuso in pratica a causa della disinformazione della popolazione, causata a sua volta dalla manipolazione dell’informazione dei magnati interessati.

Tutto questo insieme al mio animo green hanno dato vita a Kanèsis.


Ci descriveresti il tuo progetto Kanesis?

Kanèsis è un progetto molto ambizioso, molto più ampio di quanto si immagini. Abbraccia temi come innovazione tecnologica al servizio della natura. Il primo step è stato quello di mettere appunto un materiale composito termoplastico base canapa adatto alla stampa 3D. Da qui avanti tutta con lo sviluppo di altri straordinari prodotti industriali dalla natura, come altri particolari bio-compositi che abbiamo immaginato per il mercato ittico e dell’ortofrutta. In autunno partiremo anche con una produzione sperimentale di carta di canapa qui a Catania. Oltre a mettere a punto un brevetto già ideato negli scorsi mesi di un particolare bio-mattone uso strutturale base canapa. Nel frattempo stiamo sviluppando un centro a Catania, che possa essere la Silicon Valley europea. Fare BrainStorming diventa divertimento, e mentre lavoriamo, fra la preparazione di EXPO o quella di una fiera locale, o durante la redazione di un business plan, o addirittura durante il montaggio manuale di bancali che diventeranno mobilio della sede, le idee non mancano, ed essere tanti giovani con le più disparate competenze aiuta ad essere pragmatici, poi se c’è anche la passione il gioco è fatto.IMG-20150706-WA0001

Dati alla mano, possiamo definire la vostra idea della plastica in canapa per stampanti 3d come un’ancora di salvezza per un futuro privo di petrolio….

Io non parlerei così presto. E’ un materiale straordinario, leggero, con una buona resistenza fisico-chimica, ma il petrolio è un’altra storia. Siamo ancora lontani dal riuscire a sostituirlo completamente. Siamo ancora lontani dal produrre bio-polimeri base canapa e decidere le prestazioni meccaniche macroscopiche in base alla struttura microscopica. Tuttavia, se non si comincia non si arriva da nessuna parte. Non potevamo cominciare facendo bio-carburanti; non perché non abbiamo le competenze, ma perché si tratta di ricerche troppo costose che portano via molto tempo. Quindi meglio cominciare a piccoli passi: questo primo materiale che metteremo in commercio da Gennaio 2016 sarà in grado di sostituire buona parte delle applicazioni delle plastiche rigide come l’ABS o il Polipropilene, ma è solo l’inizio. Abbiamo diversi accordi con aziende di tutta Europa per produrre già flaconi, bicchieri, oggettistica. Ma per noi questo è solo un primissimo passo di avvicinamento alla totale sostituzione del petrolio. Il nostro sogno è una Sicilia pulita. Una Sicilia verde. Una Sicilia che cammini grazie ai campi. Grazie alle straordinarie varietà di vegetali che riescono a crescere in questa terra a discapito del resto del mondo.

Possiamo farlo. E noi lo stiamo facendo.

 

Cosa farete nel futuro prossimo nella vostra attività?

La programmazione è molto fitta e impegnativa, saremo tutto agosto ad ultimare i test fisico-chimici, avere autorizzazioni ed ultimare tutti gli iter burocratici. In autunno partirà la campagna di crowdfounding che consisterà in un pre-selling a prezzi super vantaggiosi di tantissimi oggetti di uso comune fatti con la nostra plastica biodegradabile, volto a finanziare tutto il settore di ricerca che punta a tutto il resto della filiera ed a tanti altri prodotti industriali dalla terra. Inizio 2016 sarà in commercio il filamento per stampa 3D in plastica di canapa.

 

Che appello faresti all’Italia per il futuro della chemurgia?

Io ho smesso di fare appelli già da tempo. Da giovanissimo partecipavo a numerosi cortei, manifestazioni ambientaliste, una di queste che plasmò il mio carattere fu quando 10 anni fa ormai, mi sdraiai fra una ruspa e il sito dove doveva nascere l’inceneritore nella Valle del Simeto. La ruspa non arrivò mai al sito, ed io imparai che a parlare non si conclude niente nella vita. Cominciai a “Fare”, ogni cosa che notavo mancare, ogni necessità che c’era all’interno del mio piccolo ecosistema era risolta attivandosi. E questo raccomando ai tanti giovani svegli e creativi sparsi per l’Italia. Fate gruppo, immaginate, pensate, trovate soluzioni e fate. Se non “si fa” non potremmo mai sapere se e come andava fatto. Noi qui a Catania andiamo avanti col conto in rosso (oltre alla mia barba) ma con le idee sempre in “verde”, l’entusiasmo di ognuno di noi fomenta la passione e la voglia di fare. Andando avanti a piccoli passi ma costantemente.

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Kanèsis: LINK

Bio-plastica di canapa per la stampa 3D. La rivoluzione parte da Catania.

Da Canapa Industriale: LINK

Un primo passo importante per un mondo senza petrolio e derivati, può essere quello di utilizzare le bio-plastiche derivate da materiali vegetali come la canapa. Oggi materiali di questo tipo vengono largamente prodotti in Cina e sono utilizzati dall’industria automobilistica per sostituire parti plastiche, guadagnando in resistenza e leggerezza. La nuova frontiera di questi materiali è senza dubbio la stampa 3D che sta conquistando fette di mercato sempre più ampie e sta entrando piano piano nella quotidianità produttiva di molti Paesi.

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In Italia i ragazzi di Kanèsis si sono fatti trovare pronti per questo importante traguardo: non solo hanno brevettato un materiale bio-plastico derivato in larga parte dalla canapa (al 90% con il restante 10% costituito da altre fibre vegetali), ma lo hanno fatto utilizzando materiali di scarto per creare questa bio-plastica che a sua volta è biodegradabile al 100% e compostabile. Di più: l’hanno sperimentato con successo per la stampa 3D e i ragazzi di Kimi-3D printing di Catania ne hanno mostrato a tutti le potenzialità durante la fiera MAlaCANAPA che si è tenuta da poco in Sicilia. Nel video qui sopra, realizzato in fiera, il fondatore di Kanèsis Giovanni Milazzo, insieme al suo socio Antonio Caruso e al team della stampa 3D di Kimi-3D printing, ci hanno spiegato e mostrato il funzionamento di questo innovativo materiale. “Si può fare”, ci ha raccontato in fiera Giovanni Milazzo puntualizzando che: “Non è vero che bisogna per forza comprare la plastica petrolchimica, non è vero che non c’è la possibilità di usare bio-plastiche e che dobbiamo per forza usare il petrolio. Sono credenze false: si può fare e noi ve lo stiamo facendo vedere”.

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Aperitivo in Canapa. Giovedì 2 Aprile al CRO Darsene.

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Giovedì 2 Aprile, a partire dalle ore 20:30, Versilcanapa organizzerà al Cro Darsene un aperitivo tematico sulla canapa, la propria storia e gli infiniti utilizzi in campo industriale. Sarà possibile assaggiare prelibatezze con prodotti a filiera corta da canapicoltura toscana. All’interno sarà allestito anche un punto vendita dei prodotti a base di canapa a filiera corta.
Il costo dell’aperitivo sarà di 7€ bevuta compresa.

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LA CHEMIURGIA: materie prime di origine vegetale come fonte di approvvigionamento per l’industria.

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Da Toscanapa: LINK

Chemiurgia (Chemurgy in inglese) è un termine nato in America negli anni trenta per definire quella branca dell’industria e della chimica applicata che si occupa della preparazione dei prodotti industriali ottenuti esclusivamente da materie prime vegetali agricole e naturali; un’industria quindi che fa uso solamente di risorse rinnovabili, che ottiene prodotti 100% organici e che non reca danno all’ambiente.

Negli anni trenta, di fronte all’avanzare della rivoluzione industriale, il movimento della Chemurgia si proponeva di trasformare ed integrare la produzione agricola con quella industriale. La chemiurgia puntava dunque ad usare prodotti vegetali, ed in particolare canapa, soia, bambù, patate ed arachidi, che erano in grado di fornire all’industria grandissima parte delle materie prime di cui necessitava; prodotti che oggi si ricavano in gran parte dalla lavorazione del petrolio.

Lo scoppio della II guerra mondiale, unito all’avvento dell’industria petrolchimica e all’affermazione sul mercato di altri materiali, segnò la fine delle ricerche e dello sviluppo chemiurgico. Le materie prime industriali vegetali caddero nel dimenticatoio, e l’agricoltura assunse un ruolo circoscritto solo al campo alimentare.

Così, mentre le conoscenze nel campo petrolchimico e dei nuovi materiali si sono ampliate e approfondite, quelle riguardanti i prodotti vegetali sono ancora molto lacunose. Eppure le ricerche su questi argomenti oltre ad essere stimolanti per il fascino che sempre esercita la possibilità di scoprire i meccanismi di formazione dei prodotti della natura e le leggi che li governano, suscitano interesse sia per l’enorme disponibilità di tali materiali, sia per le applicazioni pratiche che da una loro profonda conoscenza possono derivare.

Nel passato, proprio in un periodo di crisi (USA 1929), ci fu, negli Stati Uniti, un breve, ma intenso interesse per la trasformazione dei prodotti naturali in prodotti industriali. Agli inizi degli anni Venti, infatti, William J. Hale, un chimico della Dow Chemical Co., lanciò un vasto movimento sociale, denominato Farm Chemurgic Movement, che aveva come obiettivo l’utilizzazione, nell’industria chimica, di materie prime derivanti dall’agricoltura.

Il termine chemurgia fu coniato dallo stesso Hale, dal greco chemeia (chimica) ed ergon (lavoro), per indicare l’ottenimento di sostanze chimiche industriali dai prodotti agricoli. Il movimento attrasse l’attenzione e l’interesse di molti uomini importanti, a livello politico come Henry Wallace (ministro dell’agricoltura nella prima amministrazione Roosevelt, 1933), a livello industriale come Henry Ford e, a livello intellettuale come George Washington Carver (1865-1943), che si impegnarono a fondo in questa operazione. Molte idee nuove furono realizzate e molti studi furono condotti, nei settori più vari.

Negli anni Trenta del Novecento, presso il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, furono istituiti quattro laboratori “chemurgici” regionali che divennero i maggiori centri di ricerca e di applicazione dei prodotti e sottoprodotti agricoli, soprattutto di quelli più ampiamente disponibili o dei quali si registravano regolarmente o stagionalmente delle eccedenze.

Henry Ford, oltre a finanziare i primi Convegni del National Farm Chemurgic Council, istituì insieme all’amico Edison, a Dearbon, vicino a Detroit, un centro di ricerca sui prodotti agricoli, chiamato “Edison Institute of Technology”: uno dei primi e più importanti programmi di studio fu quello riguardante la soia.

Fra le realizzazioni della chemurgia va ricordata la produzione del furfurolo dalla pula di avena nello stabilimento di Omaha (Nebraska) della Quaker Oats; quando lo stabilimento fu chiuso, in seguito alla crisi del 1932, la riapertura fu determinata proprio dalla domanda di furfurolo e non da quella di farina di avena.

Altro esempio di applicazione industriale, dovuta alle ricerche effettuate in campo chemurgico, fu quello dell’uso del legno del pino meridionale per l’ottenimento di alfa cellulosa, sulla base degli studi condotti da Charles H. Herty. L’impiego di questa pianta portò alla nascita e allo sviluppo, nella parte meridionale degli Stati Uniti, dell’industria della cellulosa e della carta che precedentemente era accentrata nel nord e nord est del paese, alimentata con piante a crescita più lenta.

Questo fervore di idee e di iniziative fu interrotto dallo scoppio della II Guerra Mondiale. In seguito, l’ampia disponibilità di petrolio a prezzo molto basso fece apparire economicamente poco conveniente l’utilizzazione di prodotti agricoli per l’ottenimento di sostanze chimiche industriali. Negli anni Settanta del Novecento la crisi dell’energia e delle risorse e il degrado ambientale sembrarono riportare l’interesse verso la ricerca di nuove materie prime meno costose, più disponibili e suscettibili di trasformazione in merci meno inquinanti. Si cominciò a guardare con una certa attenzione alle fonti naturali, rinnovabili, alla cosiddetta biomassa. Da allora, però, pochi settori, come ad esempio quello della produzione dell’alcool per fermentazione e della sua utilizzazione come carburante, sono stati oggetto di studio e di sperimentazione industriale.

Il lavoro che resta da fare è perciò ancora molto e l’impegno nel campo della ricerca e dello sviluppo, che dovrebbe essere interdisciplinare, potrebbe portare a risultati di enorme interesse in vasti settori economici. Si indicano qui di seguito alcune linee di ricerca rivolte all’approfondimento delle conoscenze di base dei materiali vegetali, in vista di una loro migliore utilizzazione industriale.

Amido

L’amido è uno dei più abbondanti materiali vegetali: per fotosintesi se ne producono circa 50 miliardi di tonnellate l’anno, ma la produzione di amido industriale, nel mondo, si aggira, soltanto, intorno ai 20 milioni di tonnellate l’anno. È ricavato per il 75% dal mais e per il resto da grano, riso, patate, tapioca ecc.

A seconda della specie o della famiglia da cui proviene, esso presenta caratteristiche diverse tanto che si deve parlare dell’esistenza di “amidi” (al plurale), piuttosto che di amido. Una rassegna delle caratteristiche degli amidi presenti nei vari vegetali, con particolare attenzione alle piante che sono state finora poco utilizzate come fonti industriali di amido, potrebbe rappresentare un interessante argomento di ricerca. Sulla base dei risultati si potrebbe giungere ad una vera classificazione degli amidi e ad una eventuale loro più specifica utilizzazione.

Un secondo argomento di ricerca potrebbe essere lo studio dei complessi molecolari amido-lipidi e amido-proteine, presenti nelle diverse piante. La conoscenza della natura di questi complessi potrebbe fornire forse anche la spiegazione di certi fenomeni, come ad esempio, il rinvenimento del pane raffermo o il diverso comportamento alla macinazione del grano, del granoturco e del riso.
Sarebbe inoltre interessante approfondire la conoscenza del rapporto amilosio/amilopectina, i due costituenti dell’amido, il cui contenuto di solito è del 15-30% per l’amilosio e del 70-85% per l’amilopectina, ma che può variare nelle diverse piante con conseguente modificazione delle caratteristiche dell’amido.

Derivati importanti dell’amido sono, come è noto, le destrine e le ciclodestrine che, a secondo della loro provenienza o del loro processo di preparazione, manifestano proprietà particolari che le rendono adatte a varie applicazioni (come adesivi, emulsionanti, leganti, assorbenti ecc.) in settori merceologici diversi (alimentare, tessile, cartario, metallurgico ecc.).

Una ricerca approfondita sulla struttura di queste sostanze, di cui si sa ancora molto poco, potrebbe fornire suggerimenti per un impiego più vasto.

Zuccheri

Fra gli zuccheri, sostanze ampiamente diffuse in natura, il più commercialmente usato, come è noto, è il saccarosio che viene estratto principalmente dalla canna e dalla barbabietola e il cui impiego prevalente è quello alimentare.

Il valore potenziale del saccarosio come materia prima per l’industria chimica è stato spesso oggetto di ricerca, ma le applicazioni pratiche sono ancora molto limitate. La sua struttura chimica di alcol poliidrato favorisce reazioni selettive a seconda del gruppo idrossilico, primario o secondario, e a seconda della posizione di questo nella molecola. Generalmente i gruppi idrossilici primari sono i più reattivi. La differente reattività dipende anche da altri fattori come il tipo di solvente che si usa, il tipo di reazione, la temperatura ecc.

Tutto questo consente molteplici sostituzioni e una potenzialità di derivati quasi infinita. Del saccarosio sono noti alcuni esteri, eteri, acetali e uretani anche se le conoscenze di tali derivati sono ancora scarse. I gruppi idrossilici primari possono essere ossidati ad aldeidi o ad acidi carbossilici e i gruppi idrossilici secondari a chetoni. I gruppi idrossilici possono essere sostituiti anche da idrogeno, da alogeni, da tiocianati, da tioacetati o da altri gruppi monovalenti.

Nonostante queste ampie possibilità di produzione, i derivati del saccarosio che hanno finora avuto un sia pur limitato interesse, anche dal punto di vista commerciale, sono stati gli esteri che hanno trovato utilizzazione come sostanze tensioattive ed emulsionanti nell’industria dei detergenti, dei cosmetici e in quella alimentare.

Anche derivati di altri zuccheri come il sorbitolo e il lattitolo (alcoli ottenuti per idrogenazione catalitica, rispettivamente, del glucosio e del lattosio), esterificati con acidi grassi, hanno mostrato buone proprietà detergenti disperdenti e umettanti.

Il campo di indagine nel settore degli zuccheri è ancora molto vasto e può riservare interessanti successi. Non sono stati qui presi in considerazione, ad esempio, tutti i processi basati sulla fermentazione la cui tecnologia, per certi prodotti, è già nota perché ampiamente usata prima dell’avvento della petrolchimica, ma che andrebbe, tuttavia, approfondita e sviluppata.

Grassi

Un’altra possibile fonte di materie prime per l’industria chimica sono i grassi. Essi sono già usati nell’industria dei saponi e dei cosmetici e trovano buona applicazione nell’industria dei detergenti, per la produzione di acidi grassi, “alcoli detergenti”, metilesteri e loro derivati, sostanze intermedie per l’ottenimento di tensioattivi.

La potenzialità d’uso dei grassi è però molto grande. Già nel periodo chemurgico e durante la Il guerra mondiale sono stati impiegati per la produzione di idrocarburi e di oli combustibili.

I grassi, come del resto quasi tutte le sostanze naturali, si differenziano a seconda della loro provenienza ed esplicano particolati proprietà. Così l’olio di lino presenta proprietà siccative, quello di ricino proprietà lubrificanti per i motori. La presenza in quantità elevata di acido erucico nell’olio di crambe lo rende adatto a fornire un lubrificante specifico per i convertitori ad ossigeno, usati per la trasformazione della ghisa in acciaio. L’olio di jojoba, per la sua composizione di estere di un acido grasso con un alcol grasso, è risultato un valido sostituto dell’olio di capodolio, tradizionalmente usato come lubrificante e ormai molto raro sul mercato.

Indagare sulle caratteristiche dei grassi, presenti nei semi o nei frutti delle piante più comuni, ma soprattutto di quelle meno diffuse o di recente coltivazione, può essere un altro importante impegno scientifico per i ricercatori.

Proteine

Le proteine, molecole complesse fondamentali alla vita, costituiscono una buona parte del contenuto cellulare delle piante e degli animali.

Molte delle tecnologie tradizionali dipendono dalle proprietà delle proteine. La bontà del pane è legata alla presenza, nelle farine, del glutine che serve a formare un reticolo elastico che trattiene l’umidità e il gas e rende il pane soffice e fragrante. Anche i sapori e gli odori dei cibi dipendono, spesso, dal comportamento delle proteine durante la cottura.

La struttura delle proteine è molto complessa; molti studi sono stati condotti e i risultati più importanti si sono avuti a partire dagli anni Quaranta, ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia, le combinazioni con le quali i 20 aminoacidi, presenti nelle proteine, possono legarsi fra loro sono così numerose e tali da rendere ogni molecola proteica unica; varrebbe la pena, perciò, di approfondirne la conoscenza.

Nel periodo chemurgico la parte solubile in alcool del glutine di mais, la zeina, trovò applicazione industriale per la produzione di vernici e di fibre tessili. Altri tentativi, in seguito, per l’ottenimento di fibre tessili, sono stati fatti con le proteine della soia e delle arachidi. Il prodotto è risultato poco soddisfacente e la tecnologia è stata utilizzata poi per l’ottenimento di carne di soia.

Recenti ricerche suggeriscono l’impiego di proteine per la preparazione di sostanze tensioattive e di materie plastiche.

Lignocellulosa

Il materiale lignocellulosico è uno dei derivati della biomassa impiegato quasi esclusivamente nell’industria, soprattutto nell’industria delle costruzioni e dell’arredamento e in quella della cellulosa e carta.

Questo materiale, tratto per la maggior parte da alberi di alto fusto, può essere ottenuto anche da residui di altre piante minori che spesso vengono trascurati. È un materiale complesso in cui sono presenti oltre a cellulosa, lignina, emicellulosa, altre sostanze come acidi grassi, resinici, tannini, gomme ecc.

Nell’industria della carta, durante la preparazione delle paste al solfito e al solfato, si ha come sottoprodotto il lignosulfonato, una miscela di lignina sulfonata, di zuccheri, di acidi degli zuccheri, di resine e di sostanze chimiche inorganiche.

Il lignosulfonato è un’importante materia prima usata per la produzione di vanillina ed è suscettibile di altri impieghi in vari settori industriali: come tensioattivo nell’industria dei detergenti, come legante per pellets, come additivo nei cementi ecc.

Durante la lavorazione della pasta al solfito e al solfato, quando si usa legno di pino; dalla soluzione che si ottiene dopo la cottura del legno, il cosiddetto liscivio nero, si può ricavare anche il tallolio, costituito per il 48% da acidi grassi e per il 42% da acidi resinici che possono essere separati per distillazione e destinati a vari usi. Sempre nella preparazione delle paste da carta, durante la cottura del legno si ha la formazione di acido acetico e alcol metilico che spesso vengono scaricati con gli effluenti liquidi, creando problemi ambientai i che potrebbero essere evitati recuperando questi prodotti.

La carbonizzazione del legno porta sempre, infatti, alla liberazione di questi due componenti insieme a catrame e ad altre sostanze, tutte utilizzabili industrialmente.

Per idrogenazione o idrolisi della lignina si può ottenere una frazione di sostanze aromatiche e fenoli. Per idrolisi acida del legno si ha fra l’altro, una soluzione di pentosi, esosi, acido formico, acido acetico ecc. I pentosi possono essere convertiti in furfurolo. Va inoltre ricordato l’ampio campo di utilizzazione della cellulosa da cui si ottengono numerosi derivati, come gli acetati, gli xantati, la carbossimetilcellulosa ecc.

Il materiale lignocellulosico, per la varietà e la ricchezza dei suoi componenti è una risorsa naturale che offre enormi prospettive. Adeguatamente impiegato può fornire la maggior parte delle merci oggi ottenute dal petrolio.

Anche da una cosi rapida rassegna, si può vedere come le materie prime di origine agricola possono rappresentare per l’industria una fonte di approvvigionamento costante, rinnovabile, poco costosa, non esposta a grossi giochi di mercato.

Perché l’industria possa utilizzare al meglio queste risorse che, se anche rinnovabili, non devono essere sprecate, ha bisogno di conoscere profondamente la loro composizione, la loro struttura e la loro disponibilità, la loro potenzialità di impiego.

È necessario che i laboratori delle università, degli enti pubblici, delle industrie sviluppino programmi di ricerca sui prodotti e sottoprodotti agricoli. L’agricoltura, da parte sua deve incentivare l’uso dei suoi prodotti, con colture adeguate, scegliendo per l’utilizzazione industriale piante adatte allo scopo, con caratteristiche particolari, creando ibridi ecc.

Hale nel 1946 concludeva cosi un suo articolo intitolato: The Farm Chemurgic Movement. “Il Farm Chemurgic Movement si pone come obiettivo quello di avere una agricoltura fiorente alla pari e in concorrenza con altri processi industriali. Un percorso di ricerca e sviluppo che si basa a solide basi scientifiche, in grado di fornire occupazione ai cittadini ed un alto grado di sostenibilità ai prodotti ottenuti”.

Canapa Mundi 2015. Successo per la fiera della canapa di Roma.

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Successo per la Fiera Internazionale ‘Canapa Mundi’, prima edizione dedicata ai tanti utilizzi di questa pianta, che si è tenuta a Roma dal 20 al 22 Febbraio. L’area espositiva dell’evento, organizzato dall’associazione Tuanis al PalaCavicchi, ha ospitato oltre 50 aziende provenienti da Italia, Spagna, Slovenia, Olanda, Francia, Russia, Canada. Canapa a 360°: presentate le novità riguardanti attrezzature e tecnologie per la coltivazione biologica, convenzionale e idroponica, concimi organici e minerali, con aziende sementiere, alimentari, della cosmetica e del benessere, dell’abbigliamento, dei prodotti per l’edilizia. Presenti molti stand commerciali e associazioni culturali, riviste di settore, case editrici, banchi informativi riguardanti aspetti normativi e usi terapeutici della canapa. Tra gli argomenti oggetto d’incontro, la rinascita della filiera della canapa, la cannabis terapeutica, il valore alimentare della canapa, le conseguenze e i costi del proibizionismo. Anche l’arte ha avuto il suo spazio, sopratutto grazie alle esibizioni di Nino Malgeri.
Grande il flusso di persone, circa 10000, (di ogni età, sesso e categoria sociale) che si sono avvicendate al Pala Cavicchi per conoscere sempre meglio la canapa e i suoi innumerevoli utilizzi. La giornata di piena è stata raggiunta per Sabato 21.

Vi riportiamo la nostra  foto gallery dell’evento.

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